VINCITORE DEL PREMIO DANZA&DANZA MIGLIOR SPETTACOLO ITALIANO 2009
3° tappa dal progetto “re-mapping Sicily”
Coreografia, regia , scene e luci : Roberto Zappalà
Musica originale (eseguita dal vivo): Puccio Castrogiovanni (I Lautari)
Carmen Consoli ascolta, approva e poi sconvolge le corde della sua chitarra
Costumi : Marella Ferrera e Roberto Zappalà
Drammaturgia: Nello Calabrò e Roberto Zappalà
Testi : Nello Calabrò
Realizzazione scene e costumi e assistenza: Debora Privitera
Interpretazione e collaborazione:
Danzatori: Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Akos Dòzsa, Samantha Franchini, Salvatore Romania, Fernando Roldan Ferrer, Antoine Roux-Briffaud, Massimo Trombetta
Musicisti : Salvo Dub, basso | Puccio Castrogiovanni, corde, marranzani e fisarmonica | Salvo Farruggio, percussioni | Peppe Nicotra, chitarre
Foto: Gianmaria Musarra
Una produzione
compagnia zappalà danza – Teatro Massimo Bellini di Catania - Scenario Pubblico - steptext dance project (ger)
in collaborazione con Teatro Stabile di Catania
La compagnia è sostenuta da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regione Siciliana Ass.to al Turismo
prima assoluta: 23 gennaio 2009 Scenario Pubblico. Per TE.ST Teatro Stabile Catania
Immaginare, concepire e costruire uno spettacolo su S. Agata, la sua immensa processione e festa a Catania, (fra le più grandi dell’intero mondo cristiano/cattolico) oltre a proporre un’identificazione città /popolo/ santa che trova appunto a Catania uno dei luoghi al mondo dove questo avviene in maniera inestricabile, è volere, più di ogni altra cosa, indagare a fondo un aspetto fondamentale dell’oggi. Il rapporto che si ha con il sacro, la religione, la religiosità. E Agata, una santa, la cui immagine devozionale, (le tenaglie, i seni straziati), in bilico fra erotismo e sadismo splatter, tra le più immediatamente riconoscibili di tutta l’iconografia religiosa cattolica, è “solo” un punto di partenza. Si utilizza un apparato iconografico tradizionale per farlo sposare con il moderno, con la contemporaneità, per dare origine a contrasti e cortocircuiti; per proporre nello scenario arcaico e contemporaneo della festa religiosa le contraddizioni di un mondo dove a essere “straziati”, non sono solo i seni ma intere tipologie umane e concettuali.